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11 lug 2026

"Eterna creazione" di Michela Zanarella: vera essenza poetica

 




La silloge “Eterna creazione” (peQod, Ancona 2026) di Michela Zanarella è un incontro con la vera essenza poetica e conferma la profonda connessione con la sua vocazione artistica, che ogni sua opera suscita e nutre.

Quale “custode” del linguaggio poetico tra arte, misticismo e filosofia, il suo verso segna un iter letterario basato sull’intuizione, in un insieme di momenti contemplativi, con l’obiettivo di trascendere i limiti umani e fondersi con una realtà superiore. Le liriche rappresentano l'eterno ciclo del tempo e l'infinito, sono un ponte tra il cielo, la terra e tutte le creature, di cui l’atto creativo ne coglie la molteplicità in costante divenire; la bellezza dell’universo rinasce e ripete eternamente il suo corso “come un arco infinito [,] /l’eterna creazione”.

Una poetica che vive nella solitudine del proprio spirito e quando “il silenzio è in ascolto di un silenzio/più profondo” ricorre a nuovi significati, nuove altezze e accordi di natura ritmico-musicale, mentre abbraccia con lo sguardo tutto l’orizzonte umano e si trasfigura in consapevolezza, elevazione e rivelazione.

 

Termine ricorrente è la “luce”, elemento primordiale e potente archetipo, che dissolve le ombre dell'anima “luce che sorride”; il sole diventa presenza silenziosa e costante, come metafora di verità, guarigione e rinascita “il sole rompe la memoria del freddo”.

Nell’intima armonia di gesti quotidiani e di umana esistenza, sono sempre presenti sogni e moti del cuore, quasi a coccolare l’io poetico e il suo grande desiderio d’amore e di pace. La poetessa osserva con gli occhi dell’anima una natura concreta e precisa, ad essa si sente spiritualmente e carnalmente congiunta “[…] allungare il tempo/nel rosso di un tramonto” – “Fidarsi del sentiero del bosco/dell’umida terra che vede infittire l’autunno/tra i castagni”.

 

L’armonia dell’universo gira intorno all’eccellenza dell’amore, che dà calore alla vita, ci fa gioire e soffrire anche per gli altri, ci lascia percepire il bello nelle sue molteplici forme, ci sprona alla ricerca, alla conquista della verità, ci fa avversare l’errore e desiderare il bene, vive oltre la morte. L’amore è la prima forza motrice dell’eterna creazione, in quanto essenza di Dio “Amare è l’unica luce che ci farà sopravvivere”; non una luce fredda e impersonale ma espressione silenziosa e inequivocabile dei sensi che custodiscono la vita e il suo divenire nello spazio e nel tempo “e la sua voce silenzio d’eterno”.

 

L’espressione poetica di Michela Zanarella si nutre di empatia e umiltà, tocca l’anima con il suo sentimento di affettuoso dolore e di solidarietà per chi soffre la guerra, le cui immagini sono viva testimonianza dell’inaridimento dei cuori che non hanno amore da profondere. “Nero di guerra vite perdute” […] “e lacrime indifese/in questo tempo dove il buio/non concede tregua”.

Con commossa e intensa partecipazione sale più in alto del tumulto interiore, ascende dal particolare all’universale, ne condivide la vulnerabilità, affida preghiere agli angeli affinché possano “vegliare muti il tempo/ che si accompagni il mondo al disarmo/che ogni orizzonte conosca perdono”, sempre certa che per ognuno di noi esista un progetto divino: “[…] un destino che ci fissa dall’alto”.

È un vero aforisma la lirica “L’infinito è tutto ciò che esiste oltre noi/antica epifania/nuovo altrove”, espressione di profondità di pensiero nonché incisiva riflessione filosofica sul senso della vita.

 

Lo stile riafferma la delicatezza, la fluidità e l’incomparabile musicalità del verso, impreziosito da parole e immagini polisemiche, capaci di evocare immediatamente l’emozione sottesa. Il linguaggio conciso e metaforico stimola l’immaginazione visiva e uditiva.

 

La silloge “Eterna creazione” avvolge e coinvolge in quel senso di appagamento che solo la vera poesia può offrire. Avvicinarsi alla poetessa nel momento della sua energia creatrice, vuol dire penetrare l’eco pura di un’anima che si esprime con visioni e voce di speranza, di coraggio e fiducia anche nelle fasi più buie del vissuto, senza mai velare la luminosità e la sonorità del canto “là dove il silenzio/ ha la sua eternità”.

 

 

 


30 gen 2015

Il forte senso d'identità e appartenenza di Adolfo Leoni, giornalista e scrittore

Con infinito piacere inserisco oggi la mia recensione al libro Parole di Pietra, Parole di Carne del giornalista e scrittore marchigiano Adolfo Leoni








“Generazione su generazione, le reti tornano ad intrecciarsi, il passato si riconnette al presente”

Parole di Pietra, Parole di CarneLungo gli Antichi Sentieri (2014-  Albero Niro Editore) è il settimo libro del giornalista e scrittore montegiorgese Adolfo Leoni, frutto di un’amorevole dedizione alla Terra di Marca. La storia e le origini più antiche vengono cantate e rivissute con assoluto rispetto di usi, costumi e tradizioni da un uomo che definisce sé stesso quale “cantastorie”, mentre percorre a piedi con il gruppo di amici e appassionati degli Antichi Sentieri-Nuovi Cammini, luoghi cari e preziosi della terra marchigiana. Adolfo Leoni con la sua narrazione “raccoglie l’eco dei millenni”, caparbio, tenace e caratterizzato da un forte senso d’identità e appartenenza, rapisce l’attenzione del lettore con la sua rivisitazione storica, lo traghetta quasi in chiave onirica verso atmosfere, paesaggi e borghi, mescolando passato e presente, accentuandone il ricordo nostalgico di una vita semplice e maggiormente vissuta. L’opera è un valido progetto culturale con l’obiettivo di migliorare e approfondire la conoscenza degli aspetti storici e il legame tra l’immensa eredità artistico-culturale marchigiana e la sua gente; all’interno le illustrazioni dell’artista Cristina Lanotte ne rafforzano la validità, quale impronta di testimonianza viva. Il testo è un piccolo capolavoro, in cui Leoni si rivela spettatore attendibile, modesto e inconscio portatore di un’informazione culturale alla quale tutti possono accedere, ci svela una parte di quei tesori del territorio marchigiano, spesso dimenticati nell’evolvere dei tempi.
Il linguaggio è ovviamente studiato per il preciso contesto letterario, ove la semantica diviene pragmatica, a seconda delle esigenze interpretative dell’autore. In ogni pagina si evince l’ottima capacità di scrittura di Adolfo Leoni; con stile piano e semplice, in una continua e fluida alternanza tra racconto, poesia orale ed exempla di Santi, lo stesso stato d’animo di chi si narra riesce a coinvolgere emozionalmente pagina dopo pagina. Senza alcun dubbio, l’esperienza diretta dell’autore, il suo sguardo e le sue descrizioni offrono un impagabile vantaggio sulla carta, sia informativo che emotivo. Ogni narrazione, ispirata dal “percorso suggestivo” stimola e risveglia l’amore per la nostra terra e quella patria che dovremmo “sentire sotto i nostri piedi”, giacché solo così possiamo comprendere ogni nostra radice, il valore di un vissuto attuale e i suoi scopi. Nel testo non manca, tuttavia, quel velo di sottile malinconia per quei tempi che molto probabilmente non ritorneranno; la semplicità di un tempo è ora stravolta e “passo dopo passo” […] “uomini donne bambini continuano/ a vivere una vita diversa [,] / aspettando che la prossima / torni ad esser più vera”, mentre presenze di uomini illustri e non, in un alone quasi di mistero, giocano un ruolo fondamentale, pervadono scenari incantevoli, movimentano vissuti pacati e tragici, affidandosi alla voce di un narratore autoctono e contemporaneo.
Parole di Pietra, Parole di Carne è sicuramente un libro prezioso che ci parla del nostro passato ma contempera anche ogni nostra esigenza futura e ci permette di coniugare spiritualità e fede, cuore e sentimenti di relazione e di crescita collettiva. Ringrazio l’autore per questa sua opera, che in un equilibrio di reciproca compenetrazione e di volontà di intenti, ha saputo dar voce al nostro territorio marchigiano, rompendo per certi versi, il muro dell’ignoranza. Collegare e legare la persona umana alle origini della sua terra vuol dire non dover mai dimenticare chi siamo, “Non ideologia, ma qualcosa di reale.” Sono certa che in molti accoglieranno l’invito di avventurarsi in silenzio, lungo un percorso a piedi, che sia in pianura o in collina, per riscoprire quelle atmosfere che appartengono al Creatore, ascoltare pietre e gesta che parlano, anch’essi gioiello della nostra Italia. Adolfo Leoni è marchigiano ma, soprattutto, è Italiano, come tutti noi.

27 ago 2014


Giovedì 28 agosto 2014 alle ore 21.15 presso La Cisterna ArtCafé di Fermo, lo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio presenterà i miei libri e la mia scrittura. L'evento è l'ultimo appuntamento della XXII Edizione della Rassegna Di Villa In Villa, ideata e organizzata dal Presidente dell'Associazione Culturale Armonica-Mente, Nunzia Luciani.
Siete tutti invitati per trascorrere una serata di cultura con intrattenimento musicale.

Susanna Polimanti