Visualizzazione post con etichetta saga familiare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta saga familiare. Mostra tutti i post

4 ott 2026

"In fondo al viale della stazione", il nuovo libro di Franco Duranti- Memorie e radici di una famiglia jesina

 



“In fondo al viale della stazione” di Franco Duranti, edito da affinità elettive (luglio 2026) è una narrazione di lungo respiro con l’intento di custodire una storia familiare jesina, raccoglierne memorie, senza alcun giudizio e nel profondo rispetto per le radici.

Il luogo da cui parte tutto è un chiosco di ristoro accanto alla stazione di Jesi, in fondo a viale Trieste, fra treni, tigli e tantissimi ricordi. Da lì la narrazione segue la famiglia Mazzarini per quasi un secolo, dal 1907, quando il giovane Antonio viene assunto nelle Regie Ferrovie, fino agli anni Ottanta. La storia è “liberamente tratta” dalla vera vita di una famiglia e si articola in tre parti, ciascuna dedicata a una generazione: Antonio, Dino, Stefano.

Antonio è il ferroviere atletico dai grossi baffi neri, costretto da un incidente a lasciare i binari e a conquistare il bar. Dino è il figlio che, a diciotto anni, parte con la Regia Marina Italiana e torna dopo quasi quattordici anni di guerra, malaria e prigionia in Africa Orientale. Stefano è il nipote, nato in una mattina di dicembre mentre il suo primo pianto si mescola al fischio di una locomotiva. Dietro al banco c'è sempre Arduina, la matriarca, che conduce il locale “come un generale” e fa del bar il cuore della famiglia.

Il profumo dei tigli, le fioriere di ciclamini, la Gilera, il cinema, i cappelletti di Natale, il caffè offerto a tutti per la nascita di un figlio: sono dettagli che restituiscono il sapore di un'epoca. Funzionano bene anche i momenti intimi, come la lettera con cui Dino chiede a Giuseppina di sposarlo o il suo ritorno a casa, con l'applauso di uno sconosciuto in mezzo ai tavolini.

Il punto di forza è il tono nostalgico, che non scivola mai nel lamento. Il libro ha anche una forte radice locale e le note a piè di pagina sui rioni, i teatri, le fornaci e le fabbriche di Jesi lo rendono un piccolo documento di memoria cittadina, prezioso per chi quei luoghi li ha conosciuti.

In un intreccio di vicende che si rinnovano di generazione in generazione, la cura del dettaglio storico e le ambientazioni creano nell’insieme una calda atmosfera che coinvolge emotivamente il lettore.

La struttura è semplice ma efficace, mentre ritmo e voce narrante sono alternanti, tra la terza persona e la confidenza in prima.

Molto bello ed emozionante l'epilogo: l'autore attraversa in auto le rotatorie del viale e in fondo non trova più la stazione. Quel “nulla” finale dà senso a tutta l'opera, che nasce dal rifiuto di dimenticare; del resto, come si può non ricordare la propria famiglia, tutto ciò che abbiamo ereditato e le storie che hanno accompagnato un cammino di intere culture e tradizioni?

Il risultato è un’opera scritta con affetto, un affresco corale rivolto agli amanti delle saghe familiari nonché a chi ha un legame con la città di Jesi e i suoi luoghi… come un treno che fa una sosta lunga nella stazione dei ricordi, lascia al lettore la voglia di fermarsi ancora un po'.