La
silloge “Eterna creazione” (peQod,
Ancona 2026) di Michela Zanarella è
un incontro con la vera essenza poetica
e conferma la profonda connessione con la sua vocazione artistica, che ogni sua
opera suscita e nutre.
Quale “custode” del linguaggio
poetico tra arte, misticismo e filosofia, il suo verso segna un iter letterario basato sull’intuizione,
in un insieme di momenti contemplativi, con l’obiettivo di trascendere i limiti
umani e fondersi con una realtà superiore. Le
liriche rappresentano l'eterno ciclo del tempo e l'infinito, sono un ponte tra
il cielo, la terra e tutte le creature, di cui l’atto creativo ne coglie la
molteplicità in costante divenire; la bellezza dell’universo rinasce e ripete
eternamente il suo corso “come un arco
infinito [,] /l’eterna creazione”.
Una
poetica che vive nella solitudine del proprio spirito e quando “il silenzio è in ascolto di un silenzio/più
profondo” ricorre a nuovi
significati, nuove altezze e accordi di natura ritmico-musicale, mentre abbraccia
con lo sguardo tutto l’orizzonte umano e si trasfigura in consapevolezza,
elevazione e rivelazione.
Termine
ricorrente è la “luce”, elemento primordiale e potente archetipo, che dissolve
le ombre dell'anima “luce che sorride”;
il sole diventa presenza silenziosa e costante, come metafora di verità,
guarigione e rinascita “il sole rompe la
memoria del freddo”.
Nell’intima
armonia di gesti quotidiani e di umana esistenza, sono sempre presenti sogni e
moti del cuore, quasi a coccolare l’io poetico e il suo grande desiderio
d’amore e di pace. La poetessa osserva con gli occhi dell’anima una natura concreta
e precisa, ad essa si sente spiritualmente e carnalmente congiunta “[…] allungare il tempo/nel rosso di un
tramonto” – “Fidarsi del sentiero del
bosco/dell’umida terra che vede infittire l’autunno/tra i castagni”.
L’armonia dell’universo
gira intorno all’eccellenza dell’amore, che dà calore alla
vita, ci fa gioire e soffrire anche per gli altri, ci lascia percepire il bello
nelle sue molteplici forme, ci sprona alla ricerca, alla conquista della verità,
ci fa avversare l’errore e desiderare il bene, vive oltre la morte. L’amore è
la prima forza motrice dell’eterna creazione,
in quanto essenza di Dio “Amare è l’unica
luce che ci farà sopravvivere”; non una luce fredda e impersonale ma
espressione silenziosa e inequivocabile dei sensi che custodiscono la vita e il
suo divenire nello spazio e nel tempo “e
la sua voce silenzio d’eterno”.
L’espressione poetica di Michela
Zanarella si nutre di empatia e umiltà, tocca l’anima con il suo sentimento di affettuoso dolore
e di solidarietà per chi soffre la guerra, le cui immagini sono viva
testimonianza dell’inaridimento dei cuori che non hanno amore da profondere. “Nero di guerra vite perdute” […] “e lacrime
indifese/in questo tempo dove il buio/non concede tregua”.
Con
commossa e intensa partecipazione sale più in alto del tumulto interiore,
ascende dal particolare all’universale, ne condivide la vulnerabilità, affida
preghiere agli angeli affinché possano “vegliare
muti il tempo/ che si accompagni il mondo al disarmo/che ogni orizzonte conosca
perdono”, sempre certa che per ognuno di noi esista un progetto divino: “[…] un destino che ci fissa dall’alto”.
È
un vero aforisma la lirica “L’infinito è
tutto ciò che esiste oltre noi/antica epifania/nuovo altrove”, espressione
di profondità di pensiero nonché
incisiva riflessione filosofica sul senso della vita.
Lo
stile riafferma la delicatezza, la fluidità e l’incomparabile musicalità del verso, impreziosito da parole e
immagini polisemiche, capaci di evocare immediatamente l’emozione sottesa. Il linguaggio
conciso e metaforico stimola l’immaginazione visiva e uditiva.
La
silloge “Eterna creazione” avvolge e coinvolge in quel senso di appagamento che solo la vera poesia può offrire. Avvicinarsi
alla poetessa nel momento della sua energia creatrice, vuol dire penetrare l’eco
pura di un’anima che si esprime con
visioni e voce di speranza, di coraggio e fiducia anche nelle fasi più buie del
vissuto, senza mai velare la luminosità e la sonorità del canto “là dove il silenzio/ ha la sua eternità”.

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